Ictus

L’ictus è la principale causa di morte e disabilità a lungo termine nel mondo.

A seguito di ictus, il danno neuronale porta alla perdita di input dalla corteccia cerebrale ai motoneuroni spinali, con conseguente disabilità motoria.

Funzionalmente, alterazioni indotte da ictus nel sistema nervoso provocano un reclutamento inadeguato dell’unità motoria, compromissione della coordinazione e alterazione delle contrazioni muscolari (ipertonia spastica).

La resistenza e le menomazioni motorie si trovano bilateralmente e sono ampie sul lato opposto alla lesione cererale (ogni emisfero cerebrale controlla il lato opposto del corpo per l’80% delle fibre nervose, il rimanete 20% porta segnali allo stesso lato).

L’ictus può essere ischemico (con diminuzione di flusso sanguigno cerebrale e morte cellulare conseguente) o emorragico (emorragia corticale o subaracnoidea).

Statisticamente l’ictus emorragico risulta più infauso, in quanto oltre alla morte cerebrale della zona direttamente coinvolta, l’emorragia può avere un “effetto massa” su un territorio limitrofo, creando potenzialmente una successiva ischemia di quella zona.

Fattori di rischio

Tra i fattori di rischio si riportano: ipertensione arteriosa, fumo, alti livelli di colesterolo, diabete, obesità, inattività fisica, malattie cardiovascolari, eccesso di alcool, abuso di droga, età superiore ai 55-60 anni, storia familiare di ictus o TIA (attacco ischemico transitorio, manifesta gli stessi sintomi dell’ictus con risoluzione entro pochi minuti o ore), sesso (uomini > donne).

Segni predittivi

I segni predittivi sono molto importanti per una diagnosi tempestiva e una precoce soluzione terapeutica (la non tempestività nell’individuazione del problema porta a una prognosi sfavorevole).

Tra di essi vengono riportati: disorientamento spazio-temporale, confusione mentale, difficoltà nel parlare o deglutire, alterazione della sensibilità su un lato del visto o incapacità nell’eseguire gesti di mimica facciale (sorriso), difficoltà nel controllo di un lato del corpo, vertigini o sbandamento.

Sintomi

La sintomatologia varia a seconda dell’area cerebrale colpita.

Un ictus a livello del lobo frontale darà sintomi legati alla produzione del linguaggio (afasia di Broca e disartria), al ragionamento, alla capacità di pianificare delle azioni (funzioni esecutive) e all’utilizzo degli oggetti della vita quotidiana.

Si può avere inoltre un deficit nel controllo dei movimenti volontari, andando incontro a debolezza e plegia, con comparsa di ipertono spastico e schemi di movimento patologico (che possono inficiare le attività del braccio e della gamba, come il cammino), difficoltà a trattenere temporaneamente le informazioni da elaborare (detta memoria di lavoro), apatia (mancanza di emozioni, interesse e preoccupazione) o una mancanza evidente di inibizione, incluso un comportamento inappropriato a livello sociale.

Se la zona colpita è il lobo parietale si avrà maggiormente un deficit di sensibilità (ad esempio tipo di dolore e localizzazione), difficoltà nella comprensione delle parole pronunciate e scritte (Afasia di Wernicke), nel combinare le impressioni relative a forma, struttura e peso in percezioni generali (agnosia) e nell’ orientamento visuo-spaziale.

Lesioni del lobo parietale destro (o non dominante), possono causare problemi a svolgere azioni della vita quotidiana come utilizzare una forchetta o vestirti (aprassia).

Inoltre, questo tipo di lesione può causare negazione della patologia(anosognosia) e disattenzione al lato del corpo opposto a quello del danno cerebrale (eminegligenza spaziale unilaterale).

Una lesione del lobo temporale sinistro causa difficltà nella comprensione del linguaggio (afasia di Wernicke) e deficit di memoria e di riconoscimento di parole, suoni e musica, dislessia acquisita, agrafia e acalculia.

Un’ ischemia bilaterale nel lobo occipitale causa problemi nel riconoscimento visivo di oggetti, anche senza patologie dell’occhio (cecità corticale), con possibile presenza di allucinazioni visive.

Infine, una lesione del lobo limbico può causare difficoltà nell’integrazione tra varie aree del cervello, con problematiche legate all’aspetto emotivo, alla conservazione dei ricordi e delle emozioni legate ad essi, cambiamenti della personalità

Molteplici funzioni cerebrali sono eseguite da diverse aree coordinate tra loro (reti), non da una singola area cerebrale. Il danneggiamento di queste reti può provocare:

Il trattamento fisioterapico riabilitativo

La neuroplasticità può essere definita come la capacità del sistema nervoso di rispondere a stimoli intrinseci o estrinseci riorganizzando la sua struttura, funzione e le sue connessioni.

I cambiamenti neurali sono associati allo sviluppo e all’apprendimento e si verificano per tutta la durata della vita.

Prove di questi cambiamenti possono essere osservate a vari livelli, ad esempio modificazioni delle connessioni neurali, della struttura e della funzione delle regioni e delle reti cerebrali come miglioramento delle capacità e adattabilità.

Il continuum del recupero dopo l’ictus offre opportunità di riabilitazione mirata per sfruttare e potenziare questi meccanismi di plasticità neurale per risultati migliori.

La neuroriabilitazione può essere definita come “facilitazione dell’apprendimento adattivo” e presuppone l’esposizione a esperienze di rieducazione specifiche che porti a un miglioramento della funzione attivando meccanismi di plasticità neurale.

In concreto esistono varie metodiche riabilitative per il trattamento dell’ictus ( concetto Bobath, esercizio terapeutico conoscitivo, Kabat).

Il focus della riabilitazione è il miglioramento della percezione del proprio corpo, della sensibilità e della componente motoria.

L’obiettivo sarà quello di riattivare un controllo della corteccia cerebrale sui movimenti volontari, contrastando l’irrigidimento muscolare da ipertonia ( che si esprime per mancanza di inibizione della contrazione muscolare da parte della corteccia lesionata).

Attraverso il meccanismo di miglioramento della connessione delle aree lese, il paziente potrà recuperare le funzioni perse migliorando la qualità di vita e, grazie ad esercizi funzionali legati a gesti specifici, il terapista aiuterà il paziente a riproporre movimenti corretti e volontariamente controllati (che diventeranno automatici con la ripetizione) e ad ottimizzare strategie posturali ( es. alzarsi dal letto, passare dalla posizione seduta alla stazione eretta, camminare) per migliorarne l’efficienza.

Possono essere utilizzati anche stimoli tattili o propriocettivi nel tentativo di migliorare la consapevolezza del proprio corpo e del senso di posizione (ciò porterà benefici anche all’esecuzione del compito motorio).

Bibliografia