La deformità di Haglund

La deformità di Haglund è descritta come una prominenza del calcagno posteriore che colpisce la borsa e il tendine di Achille con la formazione di un ingrossamento osseo all’attacco del tendine.

I tessuti molli peritendinei possono irritarsi a causa dello sfregamento dell’ispessimento osseo contro scarpe rigide. 

Viene caratterizzata da dolore nella parte posteriore del tallone, gonfiore della zona e in alcuni casi l’atleta sarà costretto a zoppicare; può essere unilaterale o bilaterale.

Il dolore si presenta all’inizio di una attività (non per forza sportiva) dopo un periodo di riposo. 

Si tratta di una condizione idiopatica ma i fattori di rischio comprendono tendine di Achille teso, aumento della volta plantare, ereditarietà, sovraccarico funzionale, scarpe strette o poco aderenti e biomeccanica alterata delle articolazioni del piede con rigidità dell’articolazione subtalare.

Di solito colpisce le persone di mezza età, le femmine più dei maschi ed è spesso bilaterale. 

Deve essere effettuata una diagnosi differenziale con altre patologie di dolore posteriore quali la borsite retrocalcaneare, la fascite plantare e le spondiloartropatie sieronegative.

La valutazione radiografica

Nella proiezione laterale si nota una prominenza ossea nella parte posteriore del calcagno a livello della tuberosità calcaneare. 

Questi risultati possono essere associati a uno sperone calcaneare e alla formazione di osso all’inserzione del tendine di Achille e al suo interno.

La diagnosi della sindrome di Haglund si basa spesso sulla storia e sui risultati clinici; i cambiamenti radiografici possono aggiungere un ulteriore indizio alla sua diagnosi. 

La RMN viene eseguita in casi discutibili. 

Il trattamento riabilitativo fisioterapico

Il trattamento iniziale spesso è conservativo e comprende una rivalutazione della scarpa del paziente con dei cuscinetti per sollevare il tallone.

Per ridurre il gonfiore e il dolore e può essere necessaria una borsa del ghiaccio.

I farmaci antinfiammatori (orali o topici), gli esercizi di stretching e la fisioterapia possono alleviare la tensione dal tendine calcaneare.

Iniezioni di steroidi locali sono utilizzate anche in casi refrattari.

L’approccio fisioterapico prevede manovre di massaggio trasverso profondo a livello del tendine d’Achille ed esercizi di stretching per ridurre la compressione dei tessuti limitrofi.

Se il trattamento conservativo non è efficace, vengono utilizzate opzioni di trattamento chirurgico come la decompressione retro-calcaneare o l’osteotomia calcaneare.

Una resezione ossea inadeguata può portare alla ricorrenza dei sintomi.

La rimozione chirurgica delle esostosi ossee del calcagno è richiesta solo in casi resistenti.

Alcuni studi riportano che l’89% dei pazienti è migliorato con il trattamento non chirurgico e la chirurgia è stata indicata nei casi in cui il trattamento conservativo non funziona.

Il trattamento fisioterapico post-chirurgico avrà l’obiettivo di migliorare l’elasticità dei tessuti, recuperare la mobilità della caviglia e migliorare la gestione del piede e dell’arto inferiore per prevenire recidive.

Il trattamento riabilitativo osteopatico (OMT)

Il trattamento osteopatico dal punto di vista preventivo permetterebbe di eliminare i blocchi articolari delle articolazioni della caviglia e del piede con tecniche di decoattazione dell’articolazione tibio tarsica (caviglia) e articolatorie sul mesopiede e avampiede.

Queste tecniche permettono di mobilizzare le varie ossa del piede al fine di migliorare la distribuzione del carico e la capacità di assorbimento del piede.

Si eseguono anche tecniche di bilanciamento sul ventre muscolare del polpaccio per ridurre la tensione a carico del peritenonio (guaina che avvolge il tendine).

Bibliografia