A cosa serve?

La DIETA CHETOGENICA è un protocollo alimentare che prevede una riduzione dell’introito di carboidrati, aumentando di contro le proteine e soprattutto i grassi.

Lo scopo principale di questo sbilanciamento delle proporzioni dei macronutrienti nella dieta è spingere l’organismo ad intraprendere una via metabolica diversa da quella ordinaria, ossia utilizzare i grassi come fonte di energia.

Come funziona?

In presenza di CARBOIDRATI, infatti, tutte le cellule ne utilizzano l’energia per svolgere le loro attività. Ma se questi vengono ridotti a un livello sufficientemente basso e definito, esse cominciano a utilizzare i grassi. Si avvia quindi la CHETOSI, un processo così chiamato perché porta alla formazione di molecole chiamate corpi chetonici, utilizzabili anche dal cervello.

La DIETA CHETOGENICA è un vero e proprio protocollo dietoterapico determinato che viene utilizzato nella ricerca per il trattamento di numerose patologie tra cui insulino-resistenza, diabete di tipo 2, patologie cardiovascolari, obesità, cancro, epilessia, e altre malattie neurologiche, solo per citarne alcune.

Cosa non è la dieta chetogenica

La confusione che circola non è poca, quindi iniziamo a fare alcune precisazioni.

Dieta chetogenica non significa dieta iperproteica, alias mangiare tante proteine ed eliminare completamente i carboidrati in maniera fai da te totalmente dannosa.

Altro punto su cui viene fatto troppo spesso impropriamente affidamento è quello di scambiare scorrettamente le forme di questa chetosi “fisiologica” con le forme di chetosi patologica/sintomatica o chetoacidosi. Sono due situazioni profondamente diverse.

Forse a causa della similitudine fonetica e della scarsa informazione, molti scambiano la chetosi con uno stato patologico in realtà estraneo a questa condizione metabolica, volutamente indotta e che si verifica nel soggetto sano.

Vediamo meglio la differenza

La principale differenza tra la chetosi fisiologica e la chetosi patologica (diabetica o alcolica) sta nelle concentrazioni di chetoni nel sangue (ricordiamo che i chetoni o corpi chetonici derivano dal metabolismo lipidico, prodotti appunto quando il metabolismo utilizza i gressi come fonte di energia).

La chetosi FISIOLOGICA non provoca mai un livello di chetoni nel sangue nocivo, grazie a diversi meccanismi di feedback (di controllo) presenti nel corpo in grado di creare un “bilancio neutro”, tra cui l’azione dell’insulina (impossibile nella chetoacidosi da diabete di tipo 1 ma perfettamente funzionante nel soggetto sano) e l’efficienza del SNC e di altri tessuti extraepatici nell’ossidare in preponderanza chetoni

Nella chetoacidosi (diabetica) invece, la chetonemia raggiunge livelli anche tripli portando il pH fisiologico fuori dal range di normalità.

L’instaurarsi della chetosi fisiologica nel soggetto sano è dipendente soprattutto da due FATTORI, ovvero:

1) il livello di carboidrati giornalieri consumati;

2) ed entro quale termine i carboidrati nella dieta rimangono ridotti ad un livello tale da poter permettere l’instaurarsi della chetosi.

Ciò significa che esiste una soglia sia nel TERMINE che nelle QUANTITA’ di carboidrati, per fare in modo che la riduzione del loro apporto dietetico provochi la chetosi vera e propria, e che quindi i grassi inizino ad essere impiegati a scopo energetico.

Per raggiungere questo “stato”, i macronutrienti devono essere DOSATI nelle giuste quantità; in genere la chetosi si raggiunge dopo un paio di giorni con una quantità giornaliera di carboidrati di circa 20-50 grammi, ma queste quantità possono variare su base individuale.

Un pò di dati scientifici

Il compito non è così banale ed è il risultato di un preciso calcolo multifattoriale. La stessa Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), nel 2015, ha stabilito i requisiti che deve possedere una dieta chetogenica sia per quantità giornaliere delle proteine, dei carboidrati e dei lipidi, che dei micronutrienti.

A fronte di queste spiegazioni e della complessità del meccanismo, risulta fondamentale affidarsi ad un esperto che sia in grado di applicare un preciso protocollo dietoterapico come il metodo multifasico SAIP (Sistema Alimentare Integrato Penta).

TRATTAMENTO DIETETICO MULTIFASICO NEW PENTA

Prima di tutto precisiamo di nuovo che il programma dietoterapico New Penta SAIP NON è una dieta iperproteica ma normoproteica, dove i macronutrienti sono perfettamente dosati in modo da mettere l’organismo nelle condizioni di poter sviluppare la chetosi fisiologica. Come?

Il protocollo si avvale di pasti sostitutivi studiati ad hoc, funzionali e dosati, in grado di apportare macro e micronutrienti in quantità bilanciata; l’alto livello di purificazione degli ingredienti e gli alti standard qualitativi garantiscono la massima assimilabilità dei nutrienti apportati.

Grazie all’apposita formulazione dei pasti sostitutivi, alle verdure assunte quotidianamente e alla composizione dell’integratore vitaminico, il paziente assumerà quotidianamente il 100% del Valore Alimentare Raccomandato (DRV).

I vari step

Il programma dietoterapico New Penta SAIP prevede una successione coordinata e programmata di diversi interventi dietetici suddivisi in 5 step:

  • Step 1 e 2: prevedono una VLCD (very low calory diet) con scopo la perdita di peso;
  • Step 3: consiste in una LCD (low calory diet) dove i carboidrati vengono progressivamente ri-aumentati in quantità e qualità;
  • Step 4: prevede una HBD (hypocaloric balanced diet) dove inizia la rieducazione alimentare verso una dieta bilanciata;
  • Step 5: consiste in una classica dieta mediterranea bilanciata, senza pasti sostitutivi.

Ogni soggetto è unico e il protocollo può essere personalizzato in base alle specifiche esigenze. Per questo si raccomanda sempre di affidarsi ad una figura professionale come il nutrizionista.

Quando è indicato

Tra le varie applicazioni della dieta chetogenica, sicuramente troviamo il trattamento del sovrappeso e dell’obesità.

L’approccio dietetico di una VLCKD è molto efficace anche nei confronti delle adoposità localizzate e PEFS (acronimo di panniculopatia edemato fibro sclerotica, volgarmente conosciuta come cellulite).

Con basso apporto di carboidrati proprio delle VLCKD infatti, si verifica una riduzione della concentrazione plasmatica dell’insulina e, di contro, aumento del glucagone, ormone in grado di indurre lipolisi e quindi mobilizzazione dei grassi di deposito dalle regioni trocateriche. Oltre a questo, le proteine del siero del latte favoriscono un profilo ormonale adatto alla protezione e crescita della massa magra.

Il risultato del sistema SAIP quindi favorisce sia la perdita di GRASSO IN ECCESSO che il mantenimento della MASSA MAGRA e tono muscolare.

Il primo obiettivo (raggiungibile attraverso lo step 1 e 2) sarà quello di riportare il BMI del soggetto in un range di normalità (18-25).

Successivamente si passerà ad una dieta ipocalorica bilanciata, che vede la graduale reintroduzione dei carboidrati derivati dagli alimenti comuni e non solo dai pasti sostitutivi fino ad arrivare ad una dieta normocalorica bilanciata di mantenimento.

Conclusioni

  • NON è una scorciatoia, è un protocollo definito che va seguito nella fase di dimagrimento tanto quanto in quella di mantenimento.
  • La sua applicazione NON è efficace solo nel trattamento del sovrappeso ma anche di altre patologie come: diabete, emicrania, sindrome dell’oviao policistico, ipertensione, dislipidemie (solo per citarne alcune).
  • E’ un PROTOCOLLO ben definito che non può essere improvvisato e necessita, in ogni sua fase, del supporto di una specialista.